È il canto della gioia che accompagna l’arrivo a Gerusalemme, un canto che apre il cuore. Camminando oggi tra le vie della Città Vecchia, e poi verso Betlemme, Beit Jala, Beit Sahour, Gerico, si percepisce la stessa presenza: la Terra Santa risplende di luce. La luce degli alberi accesi, segno di un popolo che lentamente si rialza dopo un lungo tempo di isolamento, di solitudine e di silenzio, segnato dalla guerra e dall’assenza dei pellegrini.

È una luce che parla a tutti. La luce di Hanukkah, nella festività ebraica che si è appena conclusa, la luce del Natale per tutti. Una luce condivisa, che unisce, che racconta la gioia e il desiderio di vita che non si è spento. È una luce che attraversa le strade, le case, le scuole, le comunità, e che chiede di essere custodita.

Un altro pensiero, in questo Natale, va a Gaza. Attraverso i social, Padre Gabriel Romanelli, il parroco di Gaza, ci ha fatto entrare nella vita quotidiana della parrocchia, rendendoci partecipi della forza della comunità, della gioia semplice dello stare insieme, della possibilità, dopo tanto tempo, di preparare di nuovo il Natale per i bambini, per gli anziani, per tutti. Tra le immagini più forti, quella di tre donne in preghiera: nei loro occhi, nei loro volti, il peso di anni duri, ma anche una fede salda, una resilienza che non cede. Perché anche lì, tra la distruzione e le macerie la luce del sorriso di un bambino continua a donare un messaggio d’amore.

In questi giorni, la visita natalizia a Gaza del Cardinale Pierbattista Pizzaballa ha riacceso l’attenzione e la coscienza di molti, ricordando al mondo che Gaza esiste. Le sue parole sono state un appello che interpella tutti noi, e il suo gesto paterno, l’abbraccio alla comunità della Sacra Famiglia è diventato segno concreto di vicinanza, di responsabilità, di cura condivisa.

Ma è soprattutto da Betlemme che in queste settimane si è levata una forza nuova. Un’energia capace di creare unità tra istituzioni civili e religiose, tra amministrazioni, comunità cristiane, popolazione locale. Tutti insieme per riportare Betlemme al centro, non per nostalgia, ma per vocazione. Quasi un grido, un appello incessante: tornate, tornate pellegrini, nella città del Natale. Canti, danze, liturgie, mercatini di artigianato, la marcia dei bambini senza confini: tutto ha parlato lo stesso linguaggio. Un unico messaggio, chiaro e coraggioso: aiutateci a costruire la pace ritornando pellegrini in Terra Santa. Perché il vero pellegrinaggio non è turismo, è incontro, è ascolto, è presenza che sostiene anche la vita quotidiana di queste comunità.

E allora questo Natale parla anche a noi. A noi che amiamo la Terra Santa, che la portiamo nel cuore. Alzati e risplendi diventa un invito concreto: rialzarci, andare, tornare a essere presenza viva accanto a queste terre e a queste persone. Con la preghiera, con la vicinanza, con il cammino condiviso.

Da Betlemme, città del pane, città della speranza, dove un Bambino, il Figlio di Dio, ha cambiato la storia del mondo, vi auguro Buon Natale. Adriana Sigilli Gerusalemme 22, dicembre 2025