Carissimi, in questi giorni ho vissuto un pellegrinaggio in Terra Santa: un’esperienza che tocca nel profondo, ben oltre il semplice viaggio. Ogni pietra, ogni strada, ogni volto racconta una storia, una fede viva, una speranza che resiste. Durante questi mesi di guerra, spesso ho camminato da sola, in silenzio, portando nel cuore la preghiera. Questa volta, invece, ho avuto la gioia di essere in compagnia di un bel gruppo parrocchiale di Gorgonzola (MI). Guidati dalla sapienza biblica e spirituale di don Paolo Zago, abbiamo camminato insieme per toccare con mano la Terra dove la Parola si è fatta carne, ascoltando, meditando, pregando. Siamo tornati nei luoghi santi dove tutto ha avuto inizio: Betlemme, Gerusalemme, Nazaret… Ma anche nei luoghi dove oggi la vita continua, spesso tra mille difficoltà. Il nostro è un ritorno che porta con sé tante domande, tante emozioni, ma anche una grande consapevolezza: non siamo venuti solo per noi. Siamo qui per incontrare, ascoltare, sostenere.
Per farci prossimi a chi continua a vivere in questa Terra con dignità e fede, nonostante le prove. Mentre nella Gerusalemme moderna la vita scorre frenetica come sempre, nella Città Vecchia,soprattutto nei quartieri cristiani, tutto è chiuso: alberghi, negozi, attività. La realtà più dura, però, si vive a Betlemme: una città che oggi appare svuotata, chiusa in sé stessa, quasi prigioniera. Qui la mancanza dei pellegrini, che da sempre sono linfa vitale, spirituale ed economica,ha lasciato un vuoto profondo. Ma non è solo questo. A causa delle restrizioni politiche e della necessità di permessi speciali, molti abitanti non possono lasciare Betlemme nemmeno per raggiungere Gerusalemme. Non possono andare a lavorare, e ancor più dolorosamente, non possono pregare nei Luoghi Santi della loro stessa fede. È come se fossero stranieri nella loro terra. E mentre la città soffre una prolungata solitudine, mancano il lavoro, l’acqua, la sicurezza economica… e persino la libertà di vivere la propria devozione spirituale. Anche i frati che custodiscono i santuari si ritrovano spesso soli, privati della loro missione di accoglienza.Le comunità cristiane locali, isolate, rischiano di spegnersi nel silenzio dell’assenza. In tanti ci hanno chiesto: “Ma è sicuro?” La verità è che sì, è sicuro. E soprattutto è necessario. Perché oggi, più che mai, la Terra Santa ha bisogno della nostra presenza. Mi ha colpito profondamente una sensazione che ci ha accompagnati ovunque: il silenzio. Un silenzio di assenza. Le chiese, le strade, i luoghi santi sono vuoti. Manca la voce dei pellegrini, il loro passo, la loro preghiera. Non vogliamo che questi luoghi diventino solo musei. Luoghi belli ma svuotati. Custoditi, ma senza vita. Cosa racconteremo ai nostri figli, ai nostri nipoti, quando ci chiederanno se siamo stati testimoni o semplici spettatori? Il Patriarca dei Latini di Gerusalemme, Cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha lanciato più volte appelli. Ha chiesto vicinanza, pellegrinaggi, preghiera concreta. Ma quanti hanno davvero risposto? Quanti hanno il coraggio di dire: “Io ci sono”? Io sogno una Chiesa unita, pellegrina, che non ha paura. Una Chiesa che cammina insieme verso la Terra Santa. Non per eroismo. Non per coraggio. Non solo per fede. Ma per amore. Sì, credo che oggi il pellegrinaggio in Terra Santa sia un gesto d’amore.
Un amore che si fa cammino, incontro, presenza. Un amore che sostiene, consola, incoraggia. Un amore che testimonia. Per questo vi invito, con tutto il cuore: tornate. Venite. Non lasciamo che i luoghi di Gesù diventino solo cartoline da ammirare. Venite a toccare con mano la bellezza, la fede, la speranza. Venite a incontrare le “pietre vive” di questa Terra: uomini, donne, famiglie che resistono… e che hanno bisogno di noi. Ogni pellegrino è un ponte. Ogni passo è una luce. La Terra Santa vi aspetta. E ha bisogno anche di voi. Con affetto e gratitudine, Adriana Sigilli Diomira Travel



